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LA PUZZA DI VECCHIO

I bilanci delle amministrative li lascio agli statistici e ai sondaggisti perché non mi interessano i numeri ma le conseguenze di quello che è cambiato dopo il voto delle amministrative 2012. Ormai è chiara la volontà dei cittadini italiani di cambiare, di aprire le finestre e far uscire la puzza di vecchio che questa crisi economica ha reso insopportabile.

Quello che è ormai palese è che un’intera classe dirigente si sta arroccando a difesa del potere acquisito mentre fuori i cittadini lanciano segnali di apertura a nuove istanze e nuove esigenze che appartengono a tutti. Bisogna uscire dalla crisi è vero. Bisogna farlo attraverso gli strumenti della politica. Ma come facciamo se il segnale che arriva dalla nostra classe dirigente è quello di una chiusura totale? Eppure basterebbe pochissimo per far felice il popolo. Tagliarsi lo stipendio, rinunciare a qualche auto blu, tagliare i privilegi, fare qualche riforma. In un momento storico in cui si perde il lavoro, in cui gli imprenditori si tolgono la vita per i debiti (e molti sono creditori della Pubblica Amministrazione che non paga) non rinunciare a nulla aumenta solo il risentimento e il disprezzo verso la casta.

Perché è giusto chiamarla CASTA! Perché è un gruppo chiuso, impossibile da penetrare se non si sta alle loro regole, perché è un gruppo piccolo che decide per tutti. Perché poche persone decidono chi farà parte della casta e chi no. E’ vero che non è per diritto di nascita (altrimenti vivremmo nel feudalesimo) ma questa è una oligarchia bella e buona. Una oligarchia che non sa cosa è il merito, che non sa cosa vuol dire “guadagnarsi il pane”, che non sa cosa vuole il popolo.

Come si fa a parlare di riforme struttrali, di riforma elettorale e di riforma dello Stato se molti dei parlamentari che siedono a Montecitorio o a Palazzo Madama sono lì per il vitalizio? Come si fa a chiedere al peggior parlamento italiano nella storia della Repubblica per qualità dei suoi membri di riformare oggi il sistema elettorale? E’ come fare un referendum tra i lavori a tempo indeterminato e chiedergli “Se voti sì, domani potresti perdere il tuo posto di lavoro”. Tu voteresti si? Solo se sai che sei bravissimo nel tuo lavoro e che non ti potranno mandar via. Ed ecco qui che rientra il discorso del merito. In politica il merito è far bene il proprio lavoro, rispettare il mandato con gli elettori e rispettare le loro istanze, rappresentare il territorio e non i meri interessi economici. La politica è ascolto, comprensione, scelta delle priorità, lungimiranza e saper prendere delle decisioni. I cittadini vogliono cambiamento e trasparenza.

Oggi tutto questo non corrisponde minimamente all’idea di politica che mi ero fatto. Oggi puzza tutto di vecchio.

La crisi genera cambiamento…che sia la volta buona. Ben venga il nuovo.

PS – Non vale neanche cambiare nome alle cose per far in modo che cambino…….

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